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Da Torre Alfina al Medio Oriente, vi racconto la storia della maglia giramondo

image-17-08-19-03-23Ci sono storie che meritano di essere raccontate, perché fanno comprendere l’importanza della passione. Un fuoco che fonde le anime umane, pronte a divenire un’unica schiera, coesa e compatta.

E come diceva Randy Pausch, informatico statunitense, bisogna trovare la propria passione e seguirla. Non bisogna mai smettere di cercarla, perché altrimenti ciò che stiamo facendo è pari ad una lenta attesa della fine dei nostri giorni. Federico è un infermiere giramondo, pronto a fare del bene e a fornire assistenza a chi ne ha bisogno. Lo fa per amore del prossimo, ben sapendo che ciò che facciamo per noi stessi muore con noi, mentre ciò che facciamo per gli altri diviene immortale. Come la grande maggioranza degli italiani, segue il calcio, la sua passione, mai sopita e più viva che mai. Della sua infanzia custodisce tanti ricordi, ma uno ha voluto condividerlo con noi.

“Avevo dodici anni quando con mio padre mi sono recato presso il castello di Torre Alfina per una visita. Siamo stati accolti dal custode, un conoscente di famiglia, e da un Basset Hound, un cane molto simpatico che ci ha preso a ben volere, riempiendoci immediatamente di feste”.

Federico era molto emozionato all’idea di scoprire quei luoghi tanto cari alla famiglia Gaucci, a quel tempo proprietaria del Perugia calcio.

Ho sempre ammirato Luciano Gaucci, un grande presidente. Un uomo capace di trasformare una piccola realtà come Perugia, ereditata in serie c, in una squadra abile a trionfare addirittura in Intertoto. Ho apprezzato molto anche Alessandro e Riccardo, i suoi figli. Grazie ai Gaucci abbiamo potuto ammirare calciatori come Nakata, Rapajic e Cordoba, ma anche gente capace di arrivare in azzurro come Materazzi e Liverani”.

Purtroppo per Federico, la famiglia Gaucci in quella giornata non era presente a Torre Alfina, ma il custode, pur di non scontentare quel bambino tanto curioso quanto appassionato, decise di condurlo per le stanze del meraviglioso castello.

“Il custode ci ha fatto visitare le stanze del castello, e, conoscendo la mia passione per il calcio, mi ha condotto in un’anticamera dove c’era un armadio in legno colmo di maglie di moltissime squadre di calcio e casacche di fantini. Tra le tante maglie del Perugia, tutte bellissime, e di svariate squadre di ogni categoria, fui colpito da una maglia della Nazionale Italiana”.

Fu amore a prima vista, anche se Federico non ha mai scoperto a chi fosse appartenuta quelle maglia.

“Me ne innamorai immediatamente. La maglia della mia Nazionale, della nostra Italia. Un sogno per me. Mi sono sempre chiesto,-e me lo chiedo ancora-, chi l’avesse indossata e in quale partita. Ho fantasticato su Roberto Baggio, su Casiraghi, Zola o Ravanelli, ma non sono mai arrivato alla verità”.

Il custode si accorse immediatamente di quel colpo di fulmine e, con un nobile gesto colmo di generosità, decise di lasciargliela prendere.

“Rimasi sbalordito, quasi come colto da sindrome di Stendhal di fronte ad un’opera d’arte. Il custode, persona decisamente sensibile, decise di donarmela. Fu un regalo bellissimo, tra i più belli mai ricevuti in vita mia”.

Come ogni storia, anche questa ha una fine, e la nostra giunge ad un dolce epilogo.

“Ho conosciuto Raffaele in Medio Oriente. Entrambi impegnati per lavoro, abbiamo avuto modo di conoscerci e di sviscerare le nostre passioni. Tra noi è nata una sincera amicizia che, sono certo, durerà nel tempo, come la nostra passione per il calcio. Ho percepito la profonda stima che nutre nei Gaucci, ed ho deciso di donargli la maglia che ho custodito così gelosamente in questi ventisei anni. È appartenuta alla famiglia Gaucci e sono certo che nessuno meglio di Raffaele saprà custodirla. In cambio gli ho solo domandato di arrivare al nome del calciatore che l’ha indossata e alla partita nella quale è stata indossata. Si è già attivato con i suoi contatti,  e sono certo che presto soddisferà questa mia curiosità”.

Se solo questa maglia potesse parlare, racconterebbe di quali giovani spalle l’hanno indossata. Saprebbe dirci se il Divin Codino di Roberto Baggio le ha accarezzato il colletto, o se la il caschetto di Gigi Casiraghi, o la bianca chioma di Fabrizio Ravanelli, l’hanno baciata con gocce di sudore. Quel che sappiamo con certezza, è che il suo viaggio cominciato da Torre Alfina e proseguito in Medio Oriente, non si arresterà. Andrà avanti, verso l’infinito ed anche oltre.

Raffaele Garinella-Tifogrifo.com

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